Intervento di Antonio Marfi nel Consiglio comunale del 28 luglio 2021

Cari Consiglieri,

volevo iniziare il mio intervento con un minuto di silenzio, per commemorare la vita di una persona che non c’è più e per umanità nei confronti di una persona che non avrà più una vita, chiaramente condannandone il gesto. Vite distrutte da questa tragedia perché, come ha anche sottolineato l’avvocato difensore di Youns, le vite distrutte son due. Ma è distrutta anche una comunità cittadina coinvolta da questo maledetto evento.

Volevo questo minuto di silenzio per guardarci dentro, per riflettere su quanto accaduto.

Volevo questo minuto di silenzio perché il silenzio spesso lancia messaggi molto più importanti. Ed è proprio il silenzio che c’è stato fino a venerdì sera da parte della Sindaca ad aver sconvolto maggiormente la cittadinanza. Un silenzio che ha fatto cambiare idea anche a molti elettori della Sindaca e a molti elettori della coalizione di centrodestra. Un silenzio pesante anche da parte di tanti colleghi consiglieri che hanno preferito tacere invece di aiutare la città ferita. Un silenzio grave. Un silenzio che sa di obbligo.

Il silenzio è quello che avrebbero dovuto tenere molti concittadini che sui social hanno vomitato parole irrispettose verso tutti.

Il SILENZIO, quindi, come prima parola di questa mia riflessione, ma sono tante altre le parole che raccontano questa tremenda settimana.

L’altra parola è LA PAURA.

Adriatici ha avuto paura? Youns ha avuto paura? Sono certo invece che tutti noi abbiamo avuto paura, perché la domanda che tutti si sono fatti è ”E adesso?” E’ la risposta è stata LA PAURA.

Una paura che ci perseguita nei confronti del diverso, dello straniero, delle autorità. Una città che è stata drogata di Paura. Una paura indotta da chi ha soprattutto cercato di crearci sopra un consenso elettorale, concentrando l’azione di Governo locale solo sulla sicurezza e sulla paura.

Io stesso ho paura per il futuro di questa città, per il futuro di mio figlio e dei tanti giovani che dovranno crescere a Voghera. Quali messaggi gli stiamo mandando? Quali strumenti la politica e le istituzioni cittadine, come la scuole, le associazioni, le organizzazioni religiose, vogliono dare ai nostri giovani per affrontare questo dramma? Secondo me, purtroppo, questi strumenti non ci sono più. E questo mi fa paura.

Un’altra parola che mi ha accompagnato in questi giorni è stata LA VERGOGNA. Siamo stati costretti a vergognarci della nostra città. E questa vergogna è anche alimentata dalle tante inappropriate parole che sono state dette in questi giorni e a come è stata descritta la nostra città. Sappiamo bene che Voghera non è il FAR WEST, che Voghera è una città dove sono presenti 40 associazioni culturali e di volontariato. Associazioni che lavorano in silenzio, e come ha detto Don MARCO fanno molto di più i vogheresi per i poveri, che le istituzioni.

Poi c’è LA RABBIA che cova dentro di noi per tanti motivi, la rabbia che mi ha causato l’invasione di politici nazionali che hanno approfittato della tragedia per fare la loro perenne campagna elettorale, per indicare e tutelare il proprio elettorato. Certo mi hanno fatto arrabbiare Salvini, Ciocca, Toninelli, Letta e tanti altri politici. Pensate che del mio movimento politico non mi ha chiamato nessuno. Nessun messaggio di cordoglio o di sostegno. Una politica, quella nazionale, che invade le nostre città, e che manca di RISPETTO alla nostra comunità.

Una politica nazionale che invece di trovare le risorse economiche per aiutare i più fragili, migliorare l’integrazione, ridurre la violenza, sostenere l’educazione dei nostri giovani, sfrutta i drammi, li tiene lí, come nutrimento del consenso.

E poi c’è LA SOLITUDINE.

Mi sono sentito solo, solo come consigliere comunale, solo come uomo, solo come cittadino che ha scoperto una città fragile, assente, indifferente. Soli si saranno sentiti in tanti e sono certo che SOLA si è sentita la Sindaca PAOLA GARLASCHELLI che deve affrontare il ruolo di guida della città. Sola perché nelle prime ore il ruolo di gestore dell’accadimento è stato demandato, non so da chi, al leader della Lega, Matteo Salvini.

E poi però come ultima parola, è doveroso, ma profondamente vitale, parlare di RINASCITA.

Siamo all’anno zero della nostra città, dopo la fatica della pandemia, la città voleva uscire dal buio, ma non c’è riuscita, ed è sprofondata in un baratro ancora più profondo.

E la colpa è della politica, del muro contro muro, dell’ingiuria, del pettegolezzo, degli odiatori, degli indifferenti, ma anche della perdita di valori di tanti concittadini, la perdita della speranza.

Come rinascere? È questa la domanda che oggi ci dobbiamo porre ed è questa la domanda che pongo al Sindaco Garlaschelli. E’ in grado, Dottoressa Garlaschelli, di poter far uscire dal buio questa città? É in grado, insieme alla sua maggioranza e alla sua giunta, di far rinascere Voghera?

Il vero contenuto di questo Consiglio Comunale non risiede solo nelle politiche che bisogna attuare per affrontare le mancanze che questa tragedia ha fatto emergere, mancanze di politiche sociali, di politiche di sviluppo del territorio, di politiche per la casa, di politiche per l’educazione dei nostri giovani. Politiche che possono essere realizzate con impegno.

Il vero contenuto di questo Consiglio Comunale è la forza del Sindaco Garlaschelli.

E’ in grado, Sindaco Garlaschelli, di svolgere un ruolo di guida per la nostra comunità e per la sua maggioranza? Questa è la domanda che lei si deve porre.

E’ in grado di ricostruire la fiducia che scricchiola in maggioranza e che molti, tanti cittadini, che l’hanno votata, ora le negano? Guardi che i suoi assessori viaggiano da soli e si vede, purtroppo.

Io temo di NO, temo che la situazione le sia sfuggita di mano e che se oggi restate in piedi, facendo quadrato, tra qualche mese andrete a casa.

Perché il suo tentativo di emanciparsi dai partiti di maggioranza e di essere autorevole complicherà i rapporti con chi vuole realmente comandare. La grazia che l’ha spinta ad accettare il ruolo di primo cittadino si sta perdendo e, in questo momento, la deve spingere a guardarsi bene nel profondo per capire se PAOLA GARLASCHELLI può farcela ad andare avanti.

La RINASCITA l’ho letta nelle parole di Don Marco, parole pesanti come pietre, parole che indicano il percorso da seguire. Casualmente l’ho vista in Chiesa domenica, l’ho vista lì, tutta sola, e le chiedo: riuscirà a far sue le parole di Don Marco?

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