Contro-consultazione pubblica sul riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina

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L’11 dicembre alcune disposizioni del Protocollo di adesione della Cina all’OMC verranno a scadenza.

Il dibattito giuridico sul significato di questa scadenza è incerto.

Secondo alcuni esperti, questo significa che alla scadenza del 2016 a Cina dovrà essere trattata come un’economia di mercato. Pertanto, il calcolo dei dazi anti-dumping e anti-sussidi dovrà avere come base di riferimento i prezzi cinesi e non più i prezzi applicati in un paese considerato analogo, come avviene dal 2001. Dopo la data indicata, sarà applicata anche ai prodotti cinesi la metodologia standard che consiste nel raffronto tra i prezzi di vendita sul mercato interno ed i prezzi all’esportazione per calcolare i dazi anti-dumping.

Secondo altri esperti, il riconoscimento dello status di economia di mercato non è automatico in relazione alla data del dicembre 2016. Dopo tale data, sostengono, i partner commerciali della Cina sarebbero sempre autorizzati a calcolare i dazi anti-dumping sulla base di una metodologia alternativa alla procedura standard (sia che si tratti del metodo attuale sia di un metodo nuovo alternativo).

In altri termini, riconoscere lo status di economia di mercato alla Cina equivarrebbe ad applicare nei suoi confronti il metodo standard di calcolo anti-dumping. Non riconoscerlo equivarrebbe a fare ricorso a un metodo alternativo.

L’Unione Europea è interessata in prima linea in questo dibattito. La Commissione europea al momento sembra prendere in considerazione tre scenari post 11 dicembre 2016 :

  • il riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina, vale a dire l’applicazione pura e semplice della metodologia standard di calcolo dei dazi anti-dumping
  • il riconoscimento dello status di economia di mercato con la contestuale adozione di « misure compensative », vale a dire l’applicazione della metodologia standard accompagnata da un rafforzamento degli strumenti di difesa commerciale
  • il non riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina, ossia il mantenimento dell’attuale metodologia basata sul paese analogo

Ai sensi della legislazione europea, la Cina ottempera soltanto ad uno dei cinque criteri stabiliti per qualificare “un’economia di mercato” : pertanto, la Cina non è un’economia di mercato secondo il diritto comunitario. Di conseguenza, allo stato attuale, le imprese cinesi, se vogliono che nei loro confronti si applichi il metodo standard, devono provare che operano in condizioni di economia di mercato.

In questo contesto, la Commissione europea ha lanciato, il 10 febbraio scorso, una consultazione pubblica per interpellare tutti gli stakeholder e le parti interessate su « la risposta da dare alla scadenza di alcune disposizioni del Protocollo di adesione della Cina all’OMC ».

Se l’obiettivo della consultazione pubblica è corretto, i postulati da cui muove la Commissione europea, così come il metodo adottato, sono discutibili.

In primo luogo, pur rivendicando il merito di mettere tutte le opzioni sul tavolo, la consultazione pubblica omette di interrogare le parti interessate sulla questione fondamentale : è bene, secondo voi, accordare alla Cina lo status di economia di mercato?

In effetti, il metodo della Commissione europea sembra basarsi su un assunto prestabilito: la consultazione pubblica sottintende che l’Unione Europea dovrà inevitabilmente accettare di ricorrere al metodo standard dopo il 2016. Essa si propone unicamente di individuare con quali mezzi compensare gli effetti negativi di tale metodo. Tuttavia, nulla indica che l’UE sia obbligata ad applicare la metodologia standard (e quindi a riconoscere lo status di economia di mercato alla Cina): secondo molti, la decadenza di una parte del Protocollo di adesione della Cina all’OMS significherebbe per l’UE dover individuare un nuovo metodo di calcolo.

Inoltre la Commissione sembra privilegiare unicamente un’analisi economica, mentre non prende in considerazione l’impatto sociale e ambientale di una tale decisione, ritenendoli ininfluenti.

D’altra parte la Commissione ha anche deciso di aprire la consultazione ai non europei, e di formulare le domande in modo molto tecnico lasciando intravedere un pregiudizio evidente nei confronti delle grandi imprese : pochi cittadini, organizzazioni di categoria o ONG saranno nella possibilità di rispondere a tali questioni.

Infine, da un punto di vista formale, dobbiamo notare che la Commissione ricorre unicamente a domande « chiuse » e tecniche con corredo di dati statistici, non lascia alcuno spazio a suggerimenti e valutazioni aperte da parte delle parti interessate su aspetti quali l’ambiente, l’impatto sociale, l’evoluzione economica e le posizione dei principali partner commerciali dell’UE.

Queste sono le ragioni per le quali un gruppo di Parlamentari Europei, rappresentati dagli On. David Borrelli, Edouard Martin ed Emmanuel Maurel, ha deciso di lanciare una contro-consultazione pubblica sulla questione se si debba o meno concedere da parte dell’UE il riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina.

Questa contro-consultazione, aperta dal 16 marzo al 1 maggio 2016, si propone di esplorare gli aspetti non considerati dalla consultazione della Commissione europea, raccogliendo valutazioni e suggerimenti su tutte le possibili soluzioni che possono essere messe in campo.

La contro-consultazione non si caratterizza per l’analisi dei soli aspetti economici di una tale decisione, ma anche e soprattutto per quelli sociali e ambientali.

Questo questionario è pertanto costituito sia da domande « chiuse » sia da domande « aperte », lasciando così spazio alla possibilità di una maggiore precisione nelle risposte ed una maggiore possibilità di espressione da parte degli attori non economici.

Essa sarà proposta in cinque lingue, al fine di aumentare la possibilità di parteciparvi.

Infine, saranno prese delle misure tecniche per consentire ad ogni soggetto interessato di partecipare una sola volta alla consultazione. Capture2

Confidiamo in una numerosa adesione a questa importante iniziativa.

 

Collegatevi al sito, http://www.mescinawhynot.eu/ , e dite la Vostra

 

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